bluebulet.gif (548 byte)  IL MONOFILO

Nella pesca a striscio, la possibilità di raggiungere le distanze di lancio necessarie per insidiare le trote, non dipende soltanto dalla potenza della canna o il maggior peso della zavorra, ma deriva dal coordinamento di tutto un insieme di piccoli accorgimenti.Gli esperti  garisti sanno bene che, trascurare uno di loro, significa annullare totalmente i benefici apportati dagli altri.

 

La canna certo è importante, e importanti sono anche il mulinello o il gesto del lancio, ma il diametro del filo e la sua quantità caricata in bobina lo sono forse di più.

Il diametro (simbolo Ø) rappresenta lo spessore del filo; esso è molto importante perchè scegliendo un monofilo di un diametro rispetto ad un'altro dovremo prendere in considerazione che cambiano anche le proprietà di tenuta e durezza dello stesso.

Infatti, si deve guardare con attenzione che non sia ne troppo rigido, ne troppo elastico. Poiché, in questo tipo di pesca, la lenza  viene svolta e riavvolta innumerevoli volte, avere un monofilo troppo rigido significa troppo spesso finire aggrovigliati in fastidiose parrucche, mentre avere un monofilo troppo elastico significa annullare la rapidità di risposta della canna in carbonio in fase di ferrata. 

La malleabilità di un filo sottile non è quindi paragonabile a quella di un'altro più grosso; il filo morbido rende fluido lo svolgersi delle spire in uscita dal rocchetto e riduce al minimo l'attrito prodotto al contatto tra filo e anello.

Il diametro 0,18 è il giusto compromesso tra fluidità e carico di rottura necessario all'estrazione al "volo" della preda. Ciò nonostante qualcuno azzarda addirittura l'utilizzo di uno 0,14 in bobina; in ogni modo si deve tenere presente che l'uno o l'altro diametro, da soli, non sono in grado di sopportare lo strappo di un lancio di bombarde pesanti 30 o 40gr, ma di pesche molto leggere tipo tramarella o saltarello leggero con zavorre che non superano i 10gr.

Altro elemento fondamentale è la tenuta al nodo. Infatti potremo avere il miglior monofilo in commercio, ma se non sappiamo come legarlo e rispettarlo, avremo di certo speso male i nostri soldi ugualmente. Vediamo quindi alcune raccomandazioni generali per la congiunzione di due monofili:

  1. Bisogna evitare, se possibile, la congiunzione di due fili con caratteristiche contrapposte, per esempio, uno rigido e l'altro più morbido. In caso contrario ne conseguirebbe che quello più rigido potrebbe indebolire l'altro, determinandone la rottura anche sotto l'effetto di una minima trazione.
  2. Gli avvolgimenti delle spire devono essere uniformi, come uniforme deve essere anche la tensione esercitata nel serrarle.
  3. Ogni pezzo di filo che dovrà sottostare alle tensioni di un nodo deve essere sottoposto ad un preventivo riscaldamento, passandolo 4 o 5 volte tra i polpastrelli del pollice e dell'indice.
  4. Prima di stringere le spirali larghe di un qualsiasi nodo è bene inumidirle per lubrificarle e facilitarne lo scorrimento durante la deformazione.
  5. A fine operazione ogni legatura dovrà essere sottoposta a una tensione uniforme ed energica.  

 

CONSIGLIO...    Molti frequentatori assidui di laghetti, nonché molti garisti, preferiscono all'inizio dell'anno di pesca, comprare molto filo (esistono in commercio bobine da 100 fino a 1000m, economicamente molto convenienti) che durante la stagione cambiano con frequenza, addirittura ogni volta che viene usato, al posto di comprare un filo costosissimo e di alta qualità per tenerselo in bobina  più mesi. Questo è spiegato dal fatto che, anche se il filo è buonissimo, si usura e corrode ugualmente soprattutto alla luce del sole e al contatto con l'acqua. 

E' sempre meglio quindi, per evitare sgradite sorprese, cambiare con frequenza il filo.

 

 

Se per il monofilo da imbobinare la scelta va fatta in base alla preferenza e alla fiducia riposta in una data marca, per il tipo da impiegare nei braccioli finali il discorso è diverso.

I trotisti hanno due esigenze: l'innesco deve ruotare vorticosamente sul proprio asse, e l'estrazione al volo della preda.

Alla perfetta rotazione dell'esca concorrono diversi fattori: le fattezze dell'amo, il corretto posizionamento dell'esca e l'uso della girella tripla. Ma anche il diametro del monofilo è importante: un piccolo innesco di due camoline girerà più vorticosamente se verrà legato a un filo sottile dello 0,10. La sottigliezza non oppone resistenza all'elica dell'innesco e inoltre lo carica di autotorsioni che poi vengono scaricati nella girella tripla.

Di conseguenza, nello striscio, la finezza del diametro del braccio finale non è consigliato solo per la minore visibilità, ma soprattutto perché facilita la rotazione dell'esca.

Bisogna però raggiungere un equo accordo con il "carico di rottura" che l'esperienza ha inquadrato nel diametro 0,16. 

Oggi il mercato offre dei monofili ottimi sotto tutti gli aspetti che, però, costano molto. Ma è un sacrificio che deve essere affrontato.

 

 

 

CONSIGLIO...   Ecco una tabellina che illustra i diametri dei monofili da utilizzarsi con le varie canne da striscio così da ottenere la migliore resa durante le fasi di lancio, recupero, ferrata e, soprattutto, di rotazione dell'esca. Ricordiamo che il diametro del filo della lenza terminale potrà variare, ma essere sempre inferiore a quello della lenza madre. La rotazione dell'esca è facilitata da un terminale sottile. 

 

Tipo di striscio Ø filo in bobina terminale
Ø lunghezza
2-5 gr 14-16 12-14 40-80 cm
4-8 gr 16 14-16 60-100 cm
10-12 gr 16 16 150 cm
15-20 gr 16 16 150-200 cm
25-40 gr 18 16 150-250 cm

 


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