LA RACCOLTA
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quì è nostra intenzione ringraziarli pubblicamente.
Tratto da Pesca In di Luglio 1997. Testo e Foto di Elvio Scarrone
Bujet e il termine dialettale con cui in gran parte del Cuneese s' individuano i plecotteri. Questi costituiscono un gruppo di grande interesse entomologico, ma sono praticamente sconosciuti al grosso pubblico che, sovente, non li ha nemmeno sentiti nominare. La ragione della loro scarsa notorietà risiede nell'aspetto insignificante dell'adulto che, privo di colori sgargianti, esegue i propri voli nell'immediata prossimità dei ruscelli dove vivono le larve. Tuttavia i plecotteri sono conosciuti anche dai profani nei paesi di lingua tedesca e inglese, dove i pescatori assegnano nomi in volgare alle forme più comuni.
Persino nei musei mancano di solito buone collezioni di questi esemplari, sia per l'eseguità degli studiosi che si sono sobbarcati la fatica di analizzarli, sia perché trattasi di insetti molto delicati che non possono essere lasciati essiccare e che quindi non è possibile conservare come tanti altri.
In questi ultimi anni, però, i plecotteri hanno attirato maggiormente l'attenzione degli entomologi, perché è stata assodata una significativa dipendenza di questi animali dal contenuto d'ossigeno nell'acqua. La presenza o meno di plecotteri in un fiume o in un ruscello dà, infatti, allo specialista importanti indicazioni sul grado d'inquinamento medio dell'acqua in esame.
I plecotteri sono insetti molto antichi e in Europa se ne conoscono circa duecentocinquanta specie, quaranta delle quali risultano comuni in tutto il continente. In Italia si possono distinguere le specie alpine e le specie appenniniche, ma praticamente i bujet sono presenti quasi ovunque anche se con caratteristiche legate alla regione e al torrente o al fiume in cui vivono.
I plecotteri depongono le uova nell'acqua e la larva compie tutto il suo sviluppo sul fondale. I bujet risaltano estremamente appiattiti e quest'esigenza idrodinamica appare fondamentale per riuscire a resistere al notevole flusso delle acque in cui vivono. In generale tutti i plecotteri sono cattivi nuotatori e si muovono sul fondale praticamente camminando sui sassi e spesso sotto a questi. Alcune specie vivono sulla sabbia, dove la corrente non è troppo forte, e altre stazionano fra le erbe sommerse o fra le foglie morte di cui affrettano l'eliminazione. Altre larve, infine, restano nei muschi sommersi. Per tutti i plecotteri è tuttavia molto importante il tenore d'ossigeno dell'acqua in cui vivono. Molti di essi vivono soltanto dove la concentrazione d'ossigeno è vicina al punto di saturazione; tutte le varietà comunque spariscono quando la percentuale d'ossigeno nell'acqua scende sotto il quaranta per cento di saturazione.
Poiché le acque veloci garantiscono una quantità elevata e costante d'ossigeno, i plecotteri le colonizzano in maniera preferenziale. Quando sono presenti nei laghi, questi insetti ne abitano sempre la porzione rivierasca, perché in essa 1'azione delle onde rende 1'ambiente, per certi aspetti, paragonabile ad un corso d'acqua. Poiché inoltre la concentrazione di ossigeno nell'acqua è massima a 0' centigradi, è assai più facile trovarli nei freddi torrenti di montagna che non altrove.
Tuttavia non si hanno segnalazioni della loro presenza oltre i 2.700 metri. I plecotteri possono essere carnivori o erbivori e in quest'ultimo caso brucano le alghe che rivestono i sassi del fondale; esistono infine specie a regime alimentare misto.
I bujet sono preda di pesci, soprattutto Salmonidi. La durata dello sviluppo larvale va sino a tre anni.
Dal punto di vista dello sviluppo si possono distinguere tre grandi di specie: Specie invernali, primaverili, estive o autunnali. Quando giunge il momento della metamorfosi, la larva (ninfa) esce dall'acqua e si arrampica sui sassi ruvidi. La metamorfosi avviene in tre/cinque minuti. Fatto molto importante e significativo per la pesca sportiva e che le larve di plecottero sono sempre presenti nei corsi d'acqua e addirittura raggiungono la massima proliferazione nel periodo invernale, poiché le basse temperature migliorano la concentrazione d'ossigeno nell'acqua.
Per pescare con i bujet è necessario raccoglierne grandi quantità poiché queste larve sono assai delicate e molte si deterioreranno già in fase d'innesco e comunque permetteranno al pescatore solo qualche azione ed inevitabilmente dovranno essere sostituite. Il metodo più semplice per ricercare i plecotteri è sollevare i sassi del sottoriva e ispezionarli con attenzione, spesso li vedremo muoversi velocemente per brevi spazi e con facilità potremo catturarli, ma agendo sempre con molta cautela poiché la loro fragilità è notevole.
Purtroppo la legge italiana vieta il sommovimento del fondale per cui la tipica azione di ricerca e illegale e per questo è necessario saper superare il problema. E' sufficiente osservare con calma i salti d'acqua che inesorabilmente il torrente determina per scovarne buone quantità. Infatti sulle zone rocciose umide le larve in avanzato stato di sviluppo spesso volontariamente si posizionano per attendere e favorire la loro esplosiva metamorfosi e la cattura sarà ora pienamente legale.
Altre fonti notevoli di approvvigionamento possono essere le fontane sulla sponda, infatti queste quasi sempre determinano un continuo scolaticcio che certo non è torrente e dove senza paura di complicazioni potremo operare 1'esplorazione dei massi bagnati, sollevandoli velocemente e all'asciutto scrutarli a piacimento. Per conservare adeguatamente i bujet e opportuno procurarsi un portaesche a rete sia nella parte inferiore che superiore e in questo tagliare finemente erba fresca umida con le forbici, oppure utilizzare muschio dopo averlo opportunamente strizzato. Ogni bujet raccolto sarà immediatamente depositato nel la scatola tra l'erba trita o il muschio strizzato e la raccolta e opportuno eseguirla nel tardo pomeriggio antecedente la pescata e comunque ridurre al minimo il tempo di conservazione che dovrà essere in luogo fresco o nel frigorifero. Il massimo è effettuare la raccolta e, terminata questa, iniziare subito la pesca.
E' ancora doveroso ricordare e ribadire che la corona da bujet deve assolutamente camminare e cioè, come detto nell'articolo di Supertecnica di maggio, semplicemente sostenendola con la canna il flusso naturale dell'acqua deve poter trasportare agevolmente e anche in correnti con poco fondale, agendo in trattenuta, si deve vederla disporsi quasi parallelamente al fondale e ondeggiare morbida e sinuosa; se ciò non si verifica e obbligatorio ridurre immediatamente il numero dei pallini.
La corona di figura A è per condizioni normali di regime e la sua lunghezza può variare dai sessanta ai cento centimetri a seconda della vegetazione delle sponde e della portata.