L'ARTIGIANATO DEL RODOLON




La realizzazione di queste pagine è stata resa possibile grazie alla gentile concessione del gruppo editoriale E.DAI in particolar modo alla rivista PESCA IN che ci permette di mese in mese di aggiornare il nostro sito utilizzando un articolo pubblicato sulla loro rivista; qui è nostra intenzione ringraziarli pubblicamente.

 

Tratto da Pesca In di Febbraio 1997. Testo e Foto di Tony Doglioni.













Il CAPO carismatico di questo SISTEMA di PESCA ci guida alla scoperta della STORIA, della TECNICA e delle particolarità del RODOLON. Signore e signori,
ecco a voi Tony DOGLIONI.



Per ovviare ai noti problemi inerenti al Web l'articolo è stato diviso in tre parti: La Storia, L'attrezzatura e La Tecnica

Il Rodolon


Come in tutti i campi della vita "moderna" anche le cose piu semplici, per esigenza, ma soprattutto per mania, vengono sdoppiate, scopiazzate (spesso male) e surrogate. Per condurre ad un esempio "informatico" si parte con una directory per poi aggiungere delle "sotto-directory" e ancora delle "sotto-sotto directory" (I' importante e che il tutto si svolga "sotto"). Ecco perché mi vedo costretto a dividere il rodolon in "artigianale", il mio, e "industriale", figlio del consumismo alieutico. Sono passati poco più di una decina d'anni da quando decisi, assieme a pochi amici, di girare lo "Stivale" (non perché fosse pieno d'acqua) per confrontarci con le altre "scuole" di pesca. "Dove andate!?... Tanto vincono gli altri!! ".

Questo era augurio più incoraggiante che ci facevano I'allora sezione della Fips locale e gli altri pescatori bellunesi.
Iniziò un'avventura che portò questo gruppetto di "desaparecidos" in quelle località viste, fino ad allora, solo nelle foto di Acquasport. Si cominciò a parlare di un giovanotto arrogante che pescava mezz'ora e poi consegnava il sacchetto e si allontanava dal campo di gara per snobbare gli avversari. Quel bellunese, valutato il fatto che lo conosco "intimamente", posso affermare che non era affatto arrogante, bensì "furbastro". In poco tempo riusciva a catturare quei pesci che gli sarebbero bastati per vincere sicuramente il settore; inutile e controproducente continuare la gara e far "vedere" agli altri concorrenti "come" catturare cosi tante trote, in quanto prima questo sistema sarebbe stato adottato anche dagli altri prima sarebbe finita la "cuccagna". Qualche amico milanese e veneto mangio la cosiddetta "foglia" e capi che i valbellunesi avevano un altro prodotto tipico locale oltre alla grappa... il rodolon! Onestamente devo ammettere che quella proposta allora fù una versione riveduta e corretta del rodolon classico, in ossequio alle esigenze agonistiche richieste dal pesce "pronta cattura", ma sempre con delle peculiarità proprie. Da allora, in pochi anni, si e vissuto un moltiplicarsi di utilizzazioni del "marchio", soprattutto in modo improprio.Si va dal produttore di canne che spaccia per attrezzi da "rodolon" i manici da bilancella che gli sono avanzati in magazzino, ai colleghi del laghetto che, spostatisi nelle larghe piane dei fiumi esclusivamente dopo immissioni "pronta-pesca", cestinano a buon ritmo pescando "a recupero" senza nemmeno usare "la gentilezza" di cambiare la montatura utilizzata poco prima in cava. Se li senti al bar si definiscono dei perfetti "seguaci" del rodolon... Ognuno tragga le proprie conclusioni, senza che il sottoscritto venga penalizzato dalla mannaia della censura.

La storia


Non occorre scavare in età giurassiche per percorrere dall' inizio la storia del vero rodolon; "Gusto" Doglioni, mio padre, ne ha vista la nascita e ce ne racconta i particolari.Nel dopoguerra la pesca era intesa esclusivamente come mezzo di approvvigionamento "alimentare"; materiale esplodente ricavato da residuati bellici, reti e similari, ami tesi la sera e ritirati al mattino seguente, rano i metodi piu utilizzati dagli abituali frequentatori dei corsi d'acqua. Della pesca intesa come sport e passatempo si inizia a parlare tra gli anni 50 e 60 con un buon numero di bellunesi che si avvicina all'acqua con una canna in mano, anche se la maggioranza delle persone resta fedele alle buone "vecchie tradizioni" per quanto riguarda i "sistemi" di pesca. II capostipite del nostro "rodolon" si può considerare il sospirolese "Gusto" Bacchetti, tra i primi ad insidiare i salmonidi con una lunga canna telescopica e una lenza piombata da una leggera spiralina di piombo. Questo conosciutissimo personaggio, purtroppo scomparso ma non dimenticato, fù il maestro "di canna" di mio padre in quanto mio nonno, da buon "tradizionalista", tramandò in famiglia "altre tecniche". II rodolon, per antonomasia, è considerata la classica pesca alla bellunese; non è totalmente corretto. In effetti fino a metà degli anni 80 anche nella Val Belluna la spirale era utilizzata da pochissimi, mentre la maggioranza preferiva costruire le proprie montature con spaccatine e olivette da montagna per tecniche di passata riconducibili più al "tocco" che al rodolon. Ad ogni modo anche questo tipo di pesca ha avuto in zona dei pescatori di altissimo livello (non parlo esclusivamente di agonisti).

Luoghi e periodi di pesca


II rodolon, pur risultando valido in tutte le condizioni e variabilità che si possono riscontrare lungo i fiumi e/o torrenti di fondovalle, esalta al massimo le proprie unicità in opportune situazioni. II pesce deve essere attivo: la temperatura che si può riscontrare tra la fine di aprile e settembre o nelle ore centrali di inizio stagione, risulta essere la piu indicata. Cosi come le acque pulite veloci, su fondali con profondità dal mezzo metro ai due e granulometrie del ciottolame medio/piccole preferibilmente ghiaioso/sabbiose. Come ubicazione queste caratteristiche si riscontrano dove le grandi buche si alzano e la corrente si "allarga", nei raschi e piane classici dei corsi medi alpini e prealpini, nei punti più profondi delle zone caratterizzate da acque basse e nei punti piu bassi delle zone ad acqua alta (la regola non vale per Venezia). Non prendetemi per matto e una volta sul fiume provate a guardare l'acqua ricordandovi le ultime due righe della frase precedente.

Altra "posizione" classica è lo "scalino", una variazione secca e improvvisa del letto fluviale in cui la forza idrica risulta sostenuta negli strati superficiali, con sottostanti zone di calma e di deposito a contatto con il fondo. L'esperienza e una graduale conoscenza della tipologia del luogo vi faranno capire quali saranno le posizioni migliori.


 

Inerenti l'articolo:

bluebulet.gif (548 byte) L'ATTREZZATURA

bluebulet.gif (548 byte) LA TECNICA

 


La TecnicahomeL'Attrezzatura del Rodolon